Area della Battaglia di Castelfidardo

Area della Battaglia di Castelfidardo

Area della Battaglia di Castelfidardo

L’evento bellico interessò una vasta area compresa tra nove comuni: Ancona, Camerano, Castelfidardo, Loreto, Osimo, Numana, Porto Recanati, Recanati, Sirolo. Prendendo solo in considerazione il momento dello scontro più cruento tra gli eserciti, si può dire che l’area della Battaglia si estende per circa 300 ettari comprendendo la Selva di Castelfidardo, la collina di Monte San Pellegrino, la vallata compresa tra i fiumi Aspio e Musone fino ad arrivare al mare Adriatico e lembi di territori limitrofi che toccano i comuni sopra citati. In questa zona, rimasta quasi integra dal 1860, oltre all’Ossario-Sacrario dei caduti, sono ancora presenti le case coloniche che furono utilizzate come riferimento nelle planimetrie militari dell’epoca, i cippi descrittivi delle fasi di battaglia, la planimetria sullo spostamento dei due eserciti, le stradine che i soldati degli opposti eserciti percorsero nell’affannosa alternanza di attacchi e ritirate, prima della vittoria finale che arrise ai piemontesi.

Ossario – Sacrario della Battaglia
Voluto dalla pietà e dal patriottismo delle popolazioni locali, l’Ossario-Sacrario sorge sulla collina di Monte Oro, alle pendici della Selva di Castelfidardo, per onorare i valorosi che, in opposti schieramenti, avevano dato la vita per un ideale ed erano stati seppelliti nello stesso terreno di battaglia. L’opera venne completata nel 1870 anno in cui le spoglie dei soldati piemontesi e quelle dei soldati pontifici provenienti da tutta Europa vennero tumulate in avelli separati.

Selva di Castelfidardo
La Selva di Castelfidardo, sita in località Monte Oro, rappresenta un patrimonio naturale unico in Europa. Ricopre il versante nord del colle di Monte Oro dalla quota 15 metri salendo fino alla sommità a quota 120 slm. È un bosco di caducifoglie sub-mediterranee con alcune impronte di mesofilia dove è possibile delineare almeno cinque orizzonti o strati: arboreo, arbustivo, erbaceo muscinale e lianoso e che presenta delle particolari comunità vegetali come il Rubio-Carpineto. Questi caratteri ne fanno un bosco “relitto” del tardo Olocene, con un alto grado di evoluzione e complessità. La Selva e l’area circostante hanno anche un alto valore storico perché furono teatro dello scontro tra Piemontesi e Pontifici del 18 settembre 1860.

Collezione d’arte di Villa Ferretti
Grande collezionista d’arte italiana, il Duca Roberto Ferretti ha riunito un bell’insieme di opere legate alla storia della sua famiglia e all’arte nelle Marche. I pezzi più interessanti sono stati allestiti in una galleria privata, aperta al pubblico d’estate nei fine settimana. Insistendo sull’aspetto proprio Marchigiano della collezione, la presentazione è articolata su tre temi. Una sala è organizzata intorno al ricordo della famiglia e del palazzo Ferretti di Ancona (mobili, marmi e disegni…), oggi Museo Archeologico Nazionale delle Marche. Poi una sala evoca il primato della Chiesa e mostra alcuni pezzi d’arte importanti legati all’arte sacra. Nella terza sala si vedono le opere d’arte, anche popolare, tipicamente marchigiane (quadri, mobili, dipinti, presepio…). Si può visitare anche la cappella della villa, con la lapide che ricorda la morte del generale de Pimodan.
In un’ora circa la visita alla collezione, circa sessanta opere, mobili e documenti, dà l’occasione di scoprire a grandi linee le particolarità della storia e dell’arte nelle Marche.

Museo Civico del Risorgimento

Museo del Risorgimento

Museo del Risorgimento

Inaugurato nel 1994 nello storico palazzo Ciriaco Mordini, il Museo è costituito da tre poli: l’area della battaglia con l’Ossario sacrario dei caduti, il Monumento Nazionale delle Marche in onore dei “vittoriosi di Castelfidardo” e le sale espositive. Il museo raccoglie circa 150 pezzi donati da collezionisti privati o da altri musei stranieri. Tra l’oggettistica è interessante un porta profumo, dono della famiglia Ferretti, con l’effige di Pio IX e la famosa “Medaglia di Castelfidardo”, da non perdere la visione di un particolareggiato plastico su una fase della battaglia. La sezione didattica si articola in pannelli espositivi organizzati per temi che presentano gli eventi dell’epoca e la loro evoluzione dall’11 settembre 1860 alla resa di Ancona del 29 settembre successivo.Oltre agli eventi militari illustrati nei pannelli, il museo espone documenti inerenti la battaglia quali la nascita del mito dei Martiri di Castelfidardo, concretizzatosi nell’edizione di un libricino dedicato ai caduti pontifici, numerose armi dell’epoca e alcune divise.
Oltre agli eventi militari illustrati nei pannelli, il museo espone documenti inerenti la battaglia quali la nascita del mito dei Martiri di Castelfidardo, concretizzatosi nell’edizione di un libricino dedicato ai caduti pontifici, numerose armi dell’epoca e alcune divise.

Monumento Nazionale delle Marche “Ai Vittoriosi di Castelfidardo”
Collocato in prossimità del centro storico sulla collina di Monte Cucco, è stato realizzato dallo scultore veneziano Vito pardo in bronzo fuso, per commemorare il cinquantenario della battaglia del 18 settembre 1860. È, nel suo genere, il monumento più imponente tra quelli del territorio italiano. Nel 1910, sotto il regno di Vittorio Emanuele III, il monumento fu dichiarato di alta riconoscenza nazionale ed inaugurato in forma solenne il 18 settembre 1912. Oggi le vie d’accesso al monumento sono ornate da maestose cancellate in ferro battuto, le Cancellate degli allori, realizzate nel 1925 su progetto dello stesso Vito Pardo. La collina, piantumata con ventiduemila conifere e flora mediterranea, riserva a quanti visitano questo raro esempio di monumento risorgimentale, vialetti, fontane, scalinate ed un piccolo parco giochi.

busto Paolo Soprani

busto Paolo Soprani

Museo Internazionale della Fisarmonica
Il museo  vuole documentare la storia di uno strumento musicale, ma intende anche rendere omaggio alle maestranze ed ai molti imprenditori artigiani ed industriali che con la loro opera hanno contribuito a trasformare culturalmente questa zona delle Marche creando una ricchezza impensabile per una economia che per secoli è rimasta legata all’agricoltura. La realizzazione del museo rappresenta un efficiente mezzo didattico perché dalla semplice osservazione degli strumenti e dei pannelli fotografici, è possibile seguire le fasi evolutive della fisarmonica, la classificazione, i personaggi che hanno ruotato e ruotano intorno ad essa e comprendere un affascinante mondo artigiano intriso di sudore, di orgoglio e di inventiva. La collezione composta da circa 350 esemplari tutti diversi tra loro, molti dei quali “pezzi unici” provenienti da ventidue paesi diversi, è affiancata da una tipica bottega artigiana dell’inizio del secolo scorso. Alle pareti, oltre ad una interessantissima documentazione fotografica dal 1890 al 1970, sono state collocate opere di artisti quali Marc Chagall, Tonino Guerra, Silvia Bugari, Rodolfo Gasparri e fedeli riproduzioni pittoriche di Giovanni Boldini, Fernand Leger, Gino Severini. Dislocate inoltre nelle varie sale, opere di scultura di Stefano Pigini, Franco Campanari, Edgardo Mugnoz.
Tra le curiosità sono da citare: una simpaticissima lettera di Federico Fellini, il primo disco registrato con la fisarmonica da Pietro Deiro, la partitura originale di “Adios Nonino” di Astor Piazzolla.

Monumento alla Fisarmonica e al Lavoro
L’opera, realizzata in bronzo statuario e collocata lungo Via Matteotti sullo sfondo di Palazzo Soprani, ha un’altezza di circa sette metri ed una lunghezza di tre, per un totale di dieci metri di superficie. La figura mitologica di Ermes (il Mercurio dei Latini), cui si attribuisce l’invenzione della lira a sette corde, si eleva dal bronzo con i sandali alati ai piedi e tra le mani, proiettata verso il sole, la Fisarmonica. Alla base della scultura, da un lato sono scolpite le varie fasi di lavorazione dello strumento, dall’altro sono immortalati fisarmonicisti celebri e complessi musicali del passato e del presente. Il monumento è stato realizzato dallo scultore Franco Campanari e inaugurato il 13 ottobre 2002.

Collegiata Santo Stefano e Cripta
Ubicata nella centralissima piazza della Repubblica, della quale delimita quasi per intero un lato, è dedicata a S. Stefano Protomartire. Le sue origini si fanno risalire ad un’antica pieve, sorta intorno all’anno Mille. La prima notizia certa di una ristrutturazione della chiesa è del 1491 e si riferisce all’attuale cripta.  Sopra la cripta e sulle fondamenta della vecchia chiesa ne fu costruita una più ampia nel 1571.
Venne ulteriormente ampliata in una successiva ristrutturazione del 1618 ad opera della Confraternita del SS. Sacramento. L’attuale struttura a croce latina è stata eseguita negli anni che vanno dal 1743 al 1770 nelle forme derivate dall’architettura del Vanvitelli.

“Il bosco della musica” fontana di Tonino Guerra

Fontana_Il bosco della musica

Fontana_Il bosco della musica

Collocata al centro dei giardini di Porta Marina la fontana progettata dal celebre sceneggiatore e poeta Tonino Guerra è costituita da una grande vasca ovale con al centro dieci totem in pietra arenaria con scolpiti dei bassorilievi di frutti sui due lati e irrorati da un velo d’acqua continuo, che mette in risalto e fa vibrare la luce sulla superficie irregolare.

Palazzo delle esposizioni con la fisarmonica da Guinness dei primati
Al suo interno trovate la fisarmonica e l’organetto giganti ( Guinness record), fisarmoniche nuove ed usate, spartiti musicali e cd, souvenir, percorso sulla costruzione della fisarmonica, angolo del restauro, laboratori didattici per bambini ed adulti, concerti e masterclass.