Orniello

Orniello

Nome scientifico: Fraxinus ornus L.
Famiglia: Oleaceae
Nome volgare italiano: Orno, orniello
Nome dialettale marchigiano: Ornello

Descrizione
Albero caducifoglio di piccole dimensioni, alto fino a 8-12 m, talvolta arbusto, con tronco diritto e corteccia compatta di colore grigio-opaco. Le foglie, alterne e lunghe oltre 20 cm, sono composte ed imparipennate, cioè formate da un numero dispari di foglioline collocate due a due lungo la nervatura principale ed una in posizione terminale. Ogni fogliolina presenta un lembo ovale-lanceolato o ellittico, con margine leggermente denticolato. I fiori, a pannocchia e di colore bianco-latte, sono riuniti in infiorescenze particolarmente vistose che, in primavera, contrastano con il verde delle foglie. Altrettanto appariscenti sono le infruttescenze formate da numerose samare monosperme, lungamente alate da una parte.

Biologia
Fanerofita arborea, spesso cespugliosa. Fiorisce in maggio-giugno, con antesi che inizia prima della fogliazione. I frutti permangono anche in inverno. Si propaga per seme e particolarmente per polloni radicali.
Numero cromosomico: 2n = 46.

Distribuzione
È specie euro mediterranea, cioè con areale che, pur gravitando sul bacino del Mediterraneo, interessa anche le zone più termofile dell’Europa centro-meridionale e dell’Asia occidentale. In Italia è presente un pò ovunque, dalle Alpi all’Appennino, fino alle isole. Nelle Marche è molto diffusa nell’area sub mediterranea ed anche nella Selva è specie arborea ed arbustiva comune.

Ecologia
È pianta termofila, che predilige i terreni calcarei. Come albero o arbusto non si rinviene quasi mai in popolamenti puri ma solo consociato con altre latifoglie eliofile tra cui il carpino nero ed il leccio; nelle zone più favorevoli raggiunge quote molto elevate (oltre i 1200 m).

Note
Assieme al carpino nero caratterizza l’associazione forestale detta orno-ostrieto, quasi sempre governata a ceduo. In Sicilia è specie conosciuta come frassino della manna, poiché alcune sue varietà sono coltivate (campi a “manneti”) per ricavare, dopo incisioni sulla corteccia, la mannite, sostanza zuccherina usata nelle industrie farmaceutiche per la produzione di blandi lassativi. È protetta dalla Legge Regionale del 13 marzo 1985, n.7 e successive modifiche.