Carpino nero

Carpino nero

Nome scientifico: Ostrya carpinifolia (Scop.)
Famiglia: Corylaceae
Nome volgare italiano: Carpino nero, ostria
Nome dialettale marchigiano: Carpino rosso, ranghiacani

Descrizione
Albero caducifoglio di modesta grandezza (4-15 m di altezza), con tronco diritto e corteccia bruno scura, dapprima liscia poi superficialmente fessurata. Le foglie sono semplici ed alterne, obovato-lanceolato, arrotondate alla base, acuminate e seghettate al margine; in estate si presentano leggermente ondulate nella lunghezza e di colore verde-scuro nella pagina superiore. Le nervature della pagina inferiore sono poco sporgenti. Le infruttescenze, caratterizzate da numerose brattee erbacee, vescicolose e saldate tra loro, danno origine ad involucri penduli ed embricati (tanto da sembrare piccoli strobili), che facilitano il riconoscimento della specie. Ogni brattea, prima bianco-giallognola (estate) e poi marrone rossiccia (autunno), racchiude un seme.

Biologia
Fanerofita arborea e cespugliosa. E’ specie monoica con fiori unisessuali riuniti in amenti che compaiono in aprile-maggio assieme alle foglie. Si propaga per semi e per polloni radicali. Numero cromosomico: 2n = 16.

Distribuzione
E’ specie di origine orientale (illirica), il cui areale si estende dalla Francia meridionale al Caucaso ed all’Asia minore. In Italia è presente nelle regioni alpine, appenniniche ed insulari ed è particolarmente diffusa lungo la fascia fitoclimatica submediterraneo-montana dei rilievi calcarei. Nelle Marche è assai comune tra i 200 ed i 1200 metri mentre nella Selva è presente qua e là in forma di alberello o di arbusto.

Ecologia
E’ pianta sciafila che vive anche in zone che vive anche in zone lungamente illuminate purchè fresche. Sopporta bene la siccità e si adatta a diverse condizioni edafiche però sempre su substrati derivati da rocce calcaree. Talvolta vegeta anche su terreni calcareo-marnosi leggermente acidi. Forma boschi quasi allo stato puro o misti con altre caducifoglie quali l’orniello, il cerro, la roverella ed il faggio; inoltre è frequente anche nelle cenosi meno termofile di sclerofille sempreverdi come il leccio.

Note
E’ sicuramente la latifoglia delle nostre zone dotata di maggiore facoltà pollonifera; infatti, i boschi noti come orno-ostrieti e più precisamente l’associazione Scutellaryum-ostryetum, che costituisce la cenosi forestale più diffusa nell’Appennino calcareo umbro marchigiano. E’ specie protetta dalla Legge Regionale del 13 marzo 1985, n. 7 e successive modifiche.