Carpino bianco

Carpino bianco

Nome scientifico: Carpinus betulus L.
Famiglia: Corylaceae
Nome volgare italiano: Carpino bianco, carpino comune

Descrizione
Albero caducifoglio poco longevo che, nelle nostre zone, raramente supera i 10-15 m di altezza. Possiede un tronco diritto e slanciato, scanalato longitudinalmente, rivestito di corteccia liscia e cinerognola che, con il passere degli anni, tende a screpolarsi.
Le foglie, semplici ed a lamina ellittica (3-4x 6-8 cm), hanno i margini doppiamente e acutamente dentati. La pagina superiore, in piena attività vegetativa, è di un colore verde- scuro intenso; quella inferiore  si caratterizza invece per le nervature, quasi sempre guarnite di lunghi peli, tanto manifeste da rendere la lamina fogliare ondulata e bollosa al tatto. I fiori sono riuniti in amenti penduli: i maschili, giallo-rossicci, hanno forma cilindrica e lunghezza di 2-4 cm; i femminili, terminali e di colore verdiccio, sono più brevi. I rami fruttiferi, lunghi e pendenti, portano i frutti (nucule) all’ascella di brattee trilobate e membranose, con lobo mediano assai più lungo dei laterali.

Biologia
Fanerofita arborea, dotata di grande capacità pollonifera, che si rinviene frequentemente allo stato arbustivo. È specie monoica che fiorisce in aprile-maggio, prima della fogliazione. Si propaga per seme e per polloni radicali. Numero cromosomico: 2n =64.

Distribuzione
È una specie dell’ Europa centrale a clima temperato, legata ai boschi di latifoglie. In Italia, fatta eccezione per le isole, è presente in tutte le regioni. Nelle Marche è poco diffusa mentre nella Selva vegeta in grandi esemplari e, più comunemente, in forma di alto o basso arbusto.

Ecologia
E’ una pianta molto resistente al freddo ed all’ombreggiamento, che vive su vari tipi di suolo, purchè questi siano sciolti, profondi, di buona fertilità e non molto umidi. Non forma mai fitocenosi pure ma si rinviene all’interno dei boschi di castagno, di cerro, di nocciolo e talvolta di leccio o di carpino nero.

Note
Le foglie possono facilmente confondersi con quelle del carpino nero, le quali però presentano spesso alcune nervature terziarie all’esterno della prima nervatura secondaria e la massima larghezza ad un terzo della lamina fogliare. Insieme alla farnia costituisce i boschi denominati querco–carpineti, che un tempo rivestivano buona parte delle aree planiziarie italiane ed in particolar modo la Pianura Padana. È specie protetta dalla Legge Regionale delle Marche del 13 marz 1985, n.7 e successive modifiche.