Maggiociondolo

Maggiociondolo

Nome scientifico: Laburnum anagyroides Medicus
Sinonimo: Cytisus laburnum L., Laburnum vulgare J. Presl
Famiglia: Leguminosae
Nome volgare italiano: Maggiociondolo, avorniello
Nome dialettale marchigiano: Cantamaggio

Descrizione

Piccolo albero caducifoglio, spesso grande arbusto o cespuglio, alto fino a 3-6 m, con la corteccia del tronco di colore grigio-verdastro e quella dei giovani rami verde-azzurrognolo opaco. Le foglie, portate da un lungo picciolo (oltre 5 cm), sono composte da tre foglioline subsessili di forma ellittica o subovata, lunghe 3-6 cm e di colore verde-grigio sulla pagina superiore e verde-glauco, con peli, in quella inferiore. I fiori, papilionacei, portati da racemi penduli e lassi, hanno le ali lunghe ed il vessillo ampio e smarginato. I frutti (legumi) contengono numerosi semi nerastri.

Biologia
Fanerofita cespugliosa ed arborea. I fiori compaiono verso la fine di maggio assieme alle foglie e sono particolarmente vistosi per la grandezza del racemo e per il colore giallo-brillante. In autunno-inverno, quando la pianta è priva di foglie, sono ben visibili anche le gemme (solitarie, ovali, appuntite e rivestite da squame pelose al margine). Numero cromosomico: 2n = 48.

Distribuzione
L’areale interessa l’Europa centro-meridionale, dalla Francia orientale alla Bulgaria. In Italia vegeta, in modo frammentario, dalle Prealpi fino al Pollino, mancando nel territorio alpino vero e proprio e nelle isole. Nelle Marche è specie che si rinviene nei boschi fino a 1200 m di altitudine. Nella Selva è presente in forma di grande arbusto o di alberello.

Ecologia
E’ specie che, pur essendo indifferente al tipo di suolo, preferisce terreni basici, moderatamente umidi e soleggiati. Vegeta nei boschi di latifoglie eliofile come quelli di carpino nero, di castagno, di cerro e di faggio; talvolta è presente anche nei boschi mesofili di leccio.

Note
E’ pianta molto velenosa per la presenza nelle foglie, nella corteccia, nei semi e nei fiori della laburnina o citisina, un alcaloide molto tossico e dagli effetti paralizzanti simili a quelli della stricnina. Si confonde con l’affine Laburnum alpinum, che è specie montana (vive oltre i 1000 m nei boschi di faggio). Entrambe le specie nelle loro varietà sono coltivate a scopo ornamentale nei giardini e lungo i viali, soprattutto per le appariscenti e dorate fioriture primaverili.